L’Onu cancella la cannabis dalla tabella delle sostanze stupefacenti

La storica decisione della Commissione delle Nazioni Unite

L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha aperto la strada a un riconoscimento delle proprietà mediche della cannabis.

La Commissione dell’ONU sugli stupefacenti ha riesaminato una serie di raccomandazioni proposte dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), prendendo decisioni che potrebbero portare a cambiamenti sulla regolamentazione della cannabis a livello internazionale. La Commissione ha votato in modo favorevole alla rimozione della cannabis dalla Tabella IV della Convenzione Unica del 1961 sugli stupefacenti, che la conteneva, al fianco di cocaina ed eroina, da 59 anni. In questo modo, è stata rivista la classificazione della cannabis nella categoria delle sostanze stupefacenti pericolose. Un’azione che ha aperto le porte al riconoscimento del potenziale terapeutico della sostanza che, in diversi Paesi, viene utilizzata per trattare diversi disturbi resistenti ai farmaci tradizionali.

La votazione riguardante la raccomandazione dell’OMS che chiedeva di togliere la cannabis dalla Tabella IV, la più restrittiva, che comprende stupefacenti “pericolosi”, si è conclusa con 25 voti contrati, un astensione e 27 voti favorevoli, tra cui quello dell’Italia. Difficilmente la decisione dell’ONU avrà un impatto immediato sui governi dei singoli Paesi, dato che le decisioni circa la classificazione della cannabis sono a discrezione degli Stati. La notizia del riconoscimento dei possibili effetti terapeutici della sostanza, però, potrebbe agevolare in diversi Paesi la legalizzazione della cannabis terapeutica, che si è dimostrata efficace contro l’epilessia, il dolore cronico, il morbo di Parkinson e alcuni sintomi del cancro e della sclerosi multipla. Diversi Stati, infatti, considerano le direttive dell’ONU come una guida per la regolarizzazione interna: per questo, la decisione delle Nazioni Unite rappresenta un passo avanti per il riconoscimento degli effetti terapeutici della cannabis.

La decisione potrebbe anche aprire la strada ad ulteriori ricerche scientifiche circa le proprietà mediche della sostanza da tempo discussa.

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